Novembre 2017 · solo italiano

Verso la flessibilità pensionistica con l'"Ape"

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VERSO LA FLESSIBILITÀ PENSIONISTICA CON L’ “APE”

Con un po’ di ritardo rispetto alla data inizialmente prevista (i.e. il 1 maggio 2017), i lavoratori che soddisfano determinati requisiti possono ora richiedere - in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018- l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica (c.d. “APE”) introdotto dalla Legge di Bilancio 2017 e regolato con D.P.C.M. n. 150/2017.

Si tratta di un prestito corrisposto per 12 mensilità all’anno dalle banche ai lavoratori che intendono accedere alla pensione con un anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi rispetto alla data di maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Il prestito2, che deve necessariamente essere coperto da una polizza assicurativa contro il rischio di premorienza, dovrà poi essere restituito dal lavoratore in rate mensili per 20 anni con una trattenuta dall’assegno pensionistico percepito a partire dalla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

Per conoscere il costo effettivo dell’anticipo pensionistico bisognerà tuttavia ancora attendere sia gli accordi quadro con l’Associazione Bancaria Italiana che definiranno, tra gli altri, il tasso di interesse da corrispondere sul finanziamento, che gli accordi quadro con l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici che stabiliranno, in particolare, la misura del premio per l’assicurazione del rischio di premorienza3.

I soggetti beneficiari e gli importi ottenibili

I lavoratori potranno beneficiare dell’APE, previa certificazione del relativo diritto da parte dell’INPS e presentazione della domanda di APE e di pensione di vecchiaia4, per una durata minima di 6 mesi e sino ad un massimo pari a 3 anni e 7 mesi, a condizione che soddisfino i seguenti requisiti:

1) essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria dell’INPS, alle forme sostitutive della medesima, alle forme esclusive nonché iscritti alla Gestione Separata;

2) avere almeno 63 anni di età;

3) aver versato almeno 20 anni di contributi;

4) maturare una pensione, al netto della rata di ammortamento della restituzione del prestito, non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo (per il 2017 pari a Euro 702,65);

5) non essere già titolari di un trattamento pensionistico diretto.

Non è invece richiesta la cessazione del rapporto di lavoro in essere.

L’importo mensile di APE ottenibile non può essere inferiore ad Euro 150,00 e non può in ogni caso superare5:
- il 75% dell’importo mensile della pensione, se la durata di erogazione dell’APE è superiore a 36 mesi;

- l’80% dell’importo mensile della pensione, se la durata di erogazione dell’APE è compresa tra 24 e 36 mesi;

- l’85% dell’importo mensile della pensione, se la durata di erogazione dell’APE è compresa tra 12 e 24 mesi;

- il 90% dell’importo mensile della pensione, se la durata di erogazione dell’APE è inferiore a 12 mesi.

La partecipazione dell’azienda al costo dell’APE

Al fine di favorire l’esodo di lavoratori prossimi al pensionamento, il costo dell’APE può essere sostenuto in tutto o in parte dal datore di lavoro6, previo accordo individuale con il lavoratore ma senza necessità di coinvolgimento sindacale. L’intervento economico datoriale si traduce nel versamento all’INPS in un’unica soluzione di un contributo non inferiore, per ciascun anno o frazione di anno di anticipo rispetto alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, all’equivalente della contribuzione volontaria (per il 2017 calcolata con un’aliquota del 33% per retribuzioni annue fino a Euro 46.123 e del 34% per retribuzioni oltre Euro 46.123)7.

Per esempio, per un lavoratore con ultima retribuzione imponibile pari ad Euro 30.000 a cui mancano 3 anni alla pensione di vecchiaia, il datore di lavoro dovrà versare un contributo minimo pari ad Euro 29.686,8.

L’intervento datoriale consente quindi al lavoratore di aumentare il proprio montante contributivo e conseguentemente di incrementare il futuro assegno pensionistico in una misura minima pari alla contribuzione che sarebbe stata versata a parità di retribuzione fino alla pensione di vecchiaia. Inoltre, non essendo determinata una misura massima per tale contributo aziendale, il datore di lavoro ed il lavoratore possono concordare un importo anche maggiore a titolo di contributo aziendale tale da (i) aumentare di fatto la pensione lorda, (ii) ridurre o eliminare il prestito e la relativa rata di restituzione e (iii) aumentare in modo definitivo l’importo della pensione percepita dal lavoratore.

L’APE nella sua “variante aziendale” presenta vantaggi anche per l’azienda, che ha ad oggi a sua disposizione un ulteriore strumento di gestione degli esuberi il cui costo è deducibile dal reddito d’impresa ai fini IRES, secondo quanto generalmente previsto dall’art. 95 del T.U.I.R. Rispetto alla destinazione di una somma a titolo di incentivo all’esodo (assoggettata alla tassazione separata degli artt. 17 e 19 del T.U.I.R.), l’APE presenta poi il vantaggio di assicurare al lavoratore una utilità netta: il contributo datoriale confluisce infatti interamente nel montante contributivo, senza applicazione dell’imposta sui redditi da lavoro dipendente.

Con l’entrata in vigore dell’APE diventa anche operativa la c.d. “RITA” (i.e. la rendita integrativa temporanea anticipata) che consente di ottenere un reddito “ponte” di accompagnamento alla pensione di vecchiaia tramite un anticipo dei versamenti effettuati ai fondi di previdenza complementare.

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1Per i lavoratori che abbiano maturato i requisiti richiesti nel periodo dal 1 maggio 2017 al 18 ottobre 2017 è ammessa in modo espresso la possibilità di richiedere i ratei arretrati fino al 18 aprile 2018.

2Il prestito non concorre a formare reddito imponibile ai fini IRPEF. Inoltre è previsto per il lavoratore beneficiario un credito d’imposta annuo pari al 50% del ventesimo degli interessi e del premio assicurativo dovuto, che non concorre a sua volta alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi.

3Tali accordi dovranno essere stipulati entro il 18 novembre 2017.

4Nella domanda di APE sono comprese (i) la proposta del contratto di finanziamento con indicazione dell’istituto finanziatore prescelto, (ii) la proposta del contratto di assicurazione contro il rischio di premorienza, con indicazione dell’assicuratore prescelto, nonché (iii) l’istanza di accesso al fondo di garanzia, che viene attivato a copertura dell’80% del finanziamento del prestito e degli interessi.

5L’importo massimo di APE ottenibile deve essere tale da determinare, al momento della domanda di APE, una rata di ammortamento mensile che, sommata ad altre rate per prestiti con periodo di ammortamento residuo superiore alla durata di erogazione dell’APE, non risulti superiore al 30% dell’importo mensile della pensione, al netto di rate per eventuali debiti erariali, assegni divorzili, mantenimento dei figli e assegni di separazione.

6ma anche dagli enti bilaterali e dai fondi di solidarietà di cui agli articoli 26 e 27 del D.lgs. n. 148/2015.

7Il contributo viene calcolato sulla base della seguente formula: retribuzione media delle ultime 52 settimane x 33% (per il 2017 per retribuzioni fino a Euro 46.123) ovvero 34% (per il 2017 per retribuzioni oltre Euro 46.123) diviso 52 x n. settimane tra data di accesso all’Ape e maturazione della pensione di vecchiaia.

 


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