Novembre 2016 · solo italiano

Operazioni condotte in project financing – I nuovi chiarimenti dell’agenzia delle entrate sui profili IVA del canone di disponibilità

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OPERAZIONI CONDOTTE IN PROJECT FINANCING –
I NUOVI CHIARIMENTI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE SUI PROFILI IVA DEL CANONE DI DISPONIBILITÀ

Con la pubblicazione della Risoluzione n. 100/E in data 3 novembre 2016 (la “Risoluzione”), l’Amministrazione finanziaria (l’“Amministrazione Finanziaria”) ha fornito specifici chiarimenti in merito al trattamento IVA da riservare al c.d. “canone di disponibilità” la cui erogazione è prevista, inter alia, nell’ambito dei contratti di concessione per la realizzazione di opere pubbliche in project financing.

Il caso sottoposto all’attenzione dell’Amministrazione Finanziaria concerne un’azienda socio sanitaria territoriale (la “Società Istante”) che ha affidato in concessione ad una società operante nel settore (il “Concessionario”) la progettazione e la costruzione del proprio presidio ospedaliero, nonché la gestione dei servizi c.d. no core (i.e. la manutenzione degli impianti, servizi di pulizia e ristorazione, et cetera) e dei servizi commerciali (i.e. la gestione degli esercizi aperti al pubblico destinati alle attività commerciali). La relativa disciplina è stata convenuta in apposita concessione, stipulata ai sensi del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (il “Codice dei Contratti Pubblici”).

In considerazione degli adempimenti concordati dalle parti, la Società Istante si obbliga a corrispondere a favore del Concessionario i seguenti importi: (i) un contributo (“prezzo”), erogato in base allo stato di avanzamento dei lavori e al collaudo delle opere; (ii) un canone di disponibilità, i.e. un importo riconosciuto in relazione alla disponibilità delle strutture ospedaliere in capo alla Società Istante, determinato in modo da remunerare gli investimenti a carico del Concessionario (e.g. i costi di costruzione delle opere, i relativi oneri finanziari, le manutenzioni straordinarie); (iii) un corrispettivo per i servizi no core, erogato trimestralmente dalla data di fornitura dei servizi medesimi.

Ciò posto, la Società Istante ha chiesto all’Amministrazione Finanziaria di conoscere quale sia la corretta aliquota IVA da applicare al canone di disponibilità.
In esito alle considerazioni eseguite nella Risoluzione, l’Amministrazione finanziaria chiarisce che il menzionato canone - nei limiti della quota parte imputabile alla costruzione del presidio ospedaliero (da determinarsi sulla base degli elementi desumibili dal contratto di concessione e dal relativo piano economico finanziario dell’operazione) - può essere assoggettato ad IVA con applicazione dell’aliquota in misura ridotta pari al 10%.

Come noto, ai sensi delle disposizioni del Codice dei Contratti Pubblici regolanti le concessioni di lavori per opere di utilità sociale in project financing, il soggetto concedente affida al soggetto concessionario l’incarico di costruire e gestire una certa infrastruttura di interesse pubblico, per un dato periodo di tempo, in una prospettiva di equilibrio finanziario.
Per quanto concerne i corrispettivi previsti nell’ambito delle suddette operazioni, la Risoluzione precisa che può essere previsto, inter alia, il menzionato canone di disponibilità, il quale è generalmente riconosciuto dal concedente a fronte dell’effettiva disponibilità delle opere in capo allo stesso, a titolo di ulteriore e parziale integrazione dell’investimento da parte del concessionario per la realizzazione delle opere medesime, con lo scopo di assicurare l’equilibrio economico-finanziario del progetto.

Nell’ambito della Risoluzione oggetto della presente analisi, l’Amministrazione Finanziaria interviene per delineare il trattamento IVA applicabile al canone di disponibilità, sostenendo in via preliminare che, pur in assenza di una sua specifica qualificazione giuridica, “lo stesso assuma natura sinallagmatica rappresentando una componente di ricavo addizionale che consente al concessionario di remunerare l’investimento”.

A parere dell’Amministrazione Finanziaria, in particolare, il canone di disponibilità oggetto della fattispecie sottoposta alla sua attenzione, oltre a costituire il corrispettivo riconosciuto al concessionario per l’utilizzo dell’opera affidata in concessione, consente di realizzare le stesse opere ospedaliere, andando in tal modo a remunerare gli investimenti a carico dello stesso concessionario[1].

Pertanto, la Risoluzione conclude nel ritenere che il canone di disponibilità  limitatamente alla parte relativa alla costruzione dell’opera  possa essere assoggettata ad aliquota IVA del 10% nel caso in cui la medesima opera rientri tra gli edifici menzionati al n. 127-quinquies della tabella A, Parte III, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (nel caso di specie, il polo ospedaliero rientra tra gli edifici qualificati ai fini dell’applicazione dell’aliquota in misura ridotta).

A tale riguardo, l’Amministrazione Finanziaria precisa, infine, che la quota parte del canone di disponibilità imputabile alla remunerazione della costruzione dell’opera deve essere determinata sulla base degli elementi desumibili dalla concessione e dal relativo piano economico finanziario.

La Risoluzione fornisce chiarimenti di estremo rilievo in relazione alla tematica dell’aliquota IVA applicabile in relazione al canone di disponibilità, confermando la possibilità di beneficiare dell’aliquota ridotta pari al 10%, in presenza di talune specifiche circostanze (secondo la fattispecie rappresentata dalla Società Istante), con ciò risolvendo in parte i molteplici dubbi sollevati in precedenza dagli operatori del settore delle concessioni dei lavori pubblici in project financing.
D’altro canto, come sopra indicato, il citato documento di prassi limita l’applicabilità dell’aliquota ridotta alla porzione del canone di disponibilità volta a remunerare gli investimenti effettuati dal concessionario per la costruzione dell’opera, escludendo, pertanto, la quota parte riconosciuta allo stesso come corrispettivo per l’utilizzo della stessa opera da parte del concedente e rimettendo alle parti la identificazione delle due componenti del canone, sulla base delle previsioni della concessione e del piano economico finanziario. Ne consegue che, al fine di evitare l’insorgere di possibili contestazioni a tale riguardo da parte dell’Amministrazione Finanziaria, sarebbe auspicabile che nelle concessioni che saranno in futuro oggetto di stipula le due componenti del canone di disponibilità, ove presenti, vengano specificamente individuate.

 

(1) In proposito, la Risoluzione cita la disposizione di cui all’articolo 143 del Codice dei contratti pubblici, il cui comma 4 stabilisce che la controprestazione a favore del concessionario - consistente di regola soltanto nel gestire e sfruttare economicamente i lavori realizzati per la durata concordata della concessione - possa essere integrata dal soggetto concedente mediante la previsione di un ulteriore prezzo qualora “al concessionario venga imposto di praticare nei confronti degli utenti prezzi inferiori a quelli corrispondenti alla remunerazione degli investimenti e alla somma del costo del servizio e dell’ordinario utile di impresa”, ovvero qualora “sia necessario assicurare al concessionario il perseguimento dell’equilibrio economico-finanziario degli investimenti e della connessa gestione in relazione alla qualità del servizio da prestare”.

 


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